Il dermatologo mi ha fatto molte domande: da quanto tempo erano presenti le lesioni, se tendevano a ripresentarsi nelle stesse sedi corporee, quanto persistevano e quanto erano dolorose. È stato scrupoloso e premuroso.
Al termine della valutazione clinica, ha pronunciato per la prima volta le parole “idrosadenite suppurativa”, un termine che non avevo mai sentito prima.
Ricordo di aver provato due sensazioni opposte: paura e sollievo.
Paura, perché capivo che non si trattava di qualcosa di semplice o passeggero. Sollievo, perché finalmente quello che stavo vivendo aveva un nome. Non ero esagerato, non era colpa mia, non era solo una questione di igiene o di stress. Era una malattia poco conosciuta, sì, ma reale, e finalmente veniva riconosciuta come tale.